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Il suo nome in tutto il mondo divenne sinonimo di Cavalleria rusticana, l'opera in un atto con cui aveva esordito il 17 maggio 1890 con un successo a dir poco clamoroso. Ma un libro di Maurizio Sessa ci svela molti dettagli inediti sul compositore e direttore d'orchestra livornese
Il 2 agosto di 80 anni fa moriva Pietro Mascagni, compositore e direttore d'orchestra livornese, celebre in tutto il mondo. Un libro di Maurizio Sessa riaccende i riflettori sulla sua figura, troppo spesso ingiustamente sottovalutata dalla critica.
"Mascagni l'unico. L'uomo di una sola opera tra amori, segreti e duelli rusticani" (Edizioni Medicea di Firenze, 112 pagine, 14 euro), con diversi documenti, alcuni inediti, cerca di sfatare un'etichetta tanto celebre quanto ingiusta: quella di compositore associato solo e soltanto alla "Cavalleria rusticana". In realtà Mascagni compose ben sedici opere liriche, anche se nessuna arrivò mai lontanamente al successo della sua opera d'esordio, andata in scena nel 1890 al Teatro Costanzi di Roma, offuscando così una produzione ben più articolata e complessa. Nel suo volume Sessa si muove proprio da questo, cercando di riscoprire il Maestro a tutto tondo, sotto il profilo critico e umano, avvalendosi di un ricco apparato iconografico e documentale.






