CURON VENOSTA (ALTO ADIGE). Con semplici scarpe da ginnastica, pantaloncini e maglietta da città, senza alcun bastoncino per aiutarsi nella salita, senza alcun dispositivo per orientarsi se non il cellulare, partendo all’ora di cena, ha scalato la montagna. Dai 1900 metri fino a circa 3200, arrivando in poche ore fin sopra il rifugio Palla Bianca, nell’omonima cima, la più alta delle Alpi Venoste, in Alto Adige. Ma quando, ed era già buio, l’escursionista improvvisato è arrivato quasi al ghiacciaio, senza alcuna visibilità, orientamento e terrorizzato dall’idea di scivolare nel vuoto, ha chiamato i soccorsi con il suo cellulare ormai scarico. Erano le 22.15 di ieri, mercoledì 25 giugno.
L’uomo, un cittadino magrebino di 37 anni, non un turista ma un lavoratore stagionale dell’Alta Val Venosta, si era arrampicato fino a una cengia rocciosa, nel ghiaione centrale. Tutto attorno il ghiacciaio. Era stremato dalla fatica e quasi in trappola, cosciente che, senza torcia, qualunque passo avesse fatto nel buio avrebbe rischiato di volare giù dalla cresta. A incidere anche le rigide temperature: l’uomo era molto infreddolito, in ipotermia. Ha rischiato l’assideramento se non fosse stato per il tempestivo intervento dei soccorritori che hanno fatto alzare in volo anche l’elicottero per recuperarlo nel cuore della notte. Non è stato infatti così immediato individuarlo: le indicazioni che aveva fornito sul punto in cui si trovava non sono risultate attendibili.







