Waacking e hip hop, e poi break dance, popping, locking, house. Le danze di strada da espressione di rabbia e di lotta per i diritti diventano un modo per stare insieme e dare sfogo all’energia con divertimento, ma sempre con uno scopo simile: l’integrazione. Succede con il Milano Urban Dance Festival che torna al Parco delle Cave e in altri luoghi del municipio 7, come piazza Anita Garibaldi e piazzale della Cooperazione, con l’idea di coinvolgere il quartiere con lezioni per tutte le età, laboratori, battle e spettacoli nel segno dell’inclusività, nel cuore di una periferia fittamente abitata da comunità straniere, soprattutto sudamericane.

Un progetto che, forte dell’ottima accoglienza dei primi due anni, in questa terza edizione cresce e passa da quattro a cinque giornate — da oggi a lunedì incluso — e da una trentina a più di cinquanta eventi, tutti gratuiti. Una formula a ingresso libero (ma per lezioni e battle è consigliato prenotare) che l’anno scorso ha coinvolto 5 mila spettatori.

Ne va fiera Annamaria Onetti, direttrice insieme a Susanna Beltrami e Matteo Bittante del centro di danza contemporanea di via Tertulliano DanceHausPiù che cura la rassegna: «L’urban dance nasce ovunque, dai marciapiedi alle piazze, dalla voglia delle persone di esibirsi anche senza avere delle strutture, delle sale o dei teatri. Tre anni fa abbiamo vinto il bando periferie del Comune, e anche se noi siamo attivi dall’altra parte della città, nel municipio 4, abbiamo deciso di portare la danza urbana a Baggio, il luogo che ci è stato assegnato. Il senso è proprio quello di andare a dialogare con il territorio, di portare l’energia bellissima che arriva dalla strada ed è fatta da tutti. Il sottotitolo del festival di quest’anno è “una danza per tutti”».