«Di tutta questa vicenda, di tutti questi anni passati mi interessa spiegare che il mio lavoro, che ho scelto io e ho portato avanti con etica e sacrificio, è un lavoro duro. Non è giusto che questa vicenda abbia procurato tanto dolore a me, ai miei cari, ma soprattutto alle famiglie dei pazienti coinvolti, a cui tengo a dire che non è successo niente di male. All’ospedale di Piario e nel mio reparto nessuno è mai stato maltrattato, ma solo aiutato». Anna Rinelli chiama da un numero anonimo e rivela il minimo indispensabile della sua vita, oggi. Abita in Bergamasca, non lavora più, tantomeno nella sanità: «È stato come amputarmi un braccio in cancrena, ma cosa avrei potuto fare? Sono andata avanti con la liquidazione e il sostegno di mia madre, l’unica persona che ha sempre creduto in me». Studia, legge, «cerco una nuova strada e di scrollarmi via la negatività». Accetta di parlare, dopo dieci anni, «non perché mi sia nascosta finora, ma ho aspettato che venisse fuori la verità, ero certa che sarebbe uscita, perché sapevo di non avere fatto del male a nessuno, le autopsie lo hanno provato». Si dice perfino dispiaciuta per l’ospedale, e lo ripete più volte: « È fatto di tanta gente, tra medici e infermieri, che lavora bene, mettendo il malato al primo posto. Non meritava tutto questo fango».
Anna Rinelli, l'ex infermiera del Valium all'ospedale di Piario parla dopo l'archiviazione: «Accusata di essere l'angelo della morte per dieci anni, contro di me solo cattiverie»
Fu sospettata di omicidio e maltrattamenti ai pazienti: «Chi gestiva il reparto avrebbe dovuto arginare le maldicenze invece agì come i talebani. Ai familiari dei pazienti coinvolto dico: non ho fatto niente di male»






