«Dei tre protagonisti — Israele, Iran e Stati Uniti — Teheran era il più restio a rischiare tutto. Non per voglia di pace ma perché, per usare il linguaggio di Trump, non aveva le carte. Visto il successo dell’offensiva di Netanyahu, compreso che gli ayatollah stavano disperatamente cercando di evitare una guerra aperta con gli Usa, il presidente ha attaccato e ha incassato una vittoria importante. Che non cancella altri insuccessi, dall’Ucraina alla Cina, ma che ora lui può spendere bene in Europa e, soprattutto, in America».

Nei giorni scorsi il politologo Ian Bremmer, fondatore e capo di Eurasia, aveva giudicato il bombardamento dei B-2 un grave errore: inutile perché Israele aveva già messo alle corde gli ayatollah, e con gravi rischi di escalation. Ma oggi riconosce che quell’azzardo ha dato i suoi frutti. Trump continua a comportarsi da egocentrico, ma ora si sente più autorevole, più rispettato.