Martedì Donald Trump ha commentato in varie occasioni l’accordo di cessate il fuoco tra Iran e Israele, raggiunto in modo rapido e inaspettato con la mediazione degli Stati Uniti. Mentre era sull’Air Force One (l’aereo presidenziale) in volo per i Paesi Bassi, dove oggi si svolge un’importante riunione della NATO, Trump ha detto che il presidente russo Vladimir Putin si era offerto di aiutare nei negoziati, ma la sua proposta è stata rifiutata. Trump ha detto:
Come sapete, Vladimir mi ha chiamato. Mi ha detto: “Posso aiutarti con l’Iran?”. Gli ho risposto: “Non mi serve aiuto con l’Iran, mi serve aiuto con te”, e che spero che otterremo un accordo anche con la Russia.
Trump ha chiamato il presidente russo per nome («Vladimir»), lasciando intendere di avere un rapporto stretto con lui. La dichiarazione è simile ad altre fatte da Trump il 18 giugno alla Casa Bianca, sempre su un’eventuale mediazione di Putin sulla guerra tra Iran e Israele: «Fammi un favore, mediamo prima le tue cose […]. Mediamo prima con la Russia, Vladimir, poi puoi preoccuparti di questo».
La risposta di Trump da un lato gli serve per intestarsi il merito di aver fatto finire i combattimenti in Medio Oriente. Dall’altro è un modo per mettere pressione su Putin per trovare un accordo che metta fine alla guerra in Ucraina. Finora i negoziati, sia quelli mediati dagli Stati Uniti sia quelli diretti tra i due paesi, sono stati inconcludenti, soprattutto a causa dell’ostruzionismo russo. Durante la campagna elettorale per le presidenziali dello scorso novembre, Trump aveva promesso di far finire la guerra in Ucraina nelle sue prime 24 ore in carica. Non c’è riuscito e a maggio ha minacciato di sfilarsi dalle trattative, dopo mesi di stallo.







