“Nessuna mascherina per la mamma durante e dopo il parto”, “vietata la raccolta di sangue cordonale o campioni di DNA senza consenso scritto”, “nessun tampone o vaccino al neonato senza autorizzazione esplicita dei genitori”: sono solo alcune delle richieste contenute nelle cosiddette “diffide culla” inviate a diversi ospedali italiani, tra cui il Sant’Anna di Torino.

A firmare queste lettere è Camilla Signorini, avvocata mantovana che rappresenta alcune coppie in attesa che scelgono di non adottare questi accorgimenti, normalmente previsti dalla prassi clinica.

Obiettivo delle diffide: tutela del consenso informato

Le diffide, inviate a strutture sanitarie pubbliche e private, chiedono il rispetto rigoroso del consenso informato per tutte le pratiche mediche che riguardano i neonati. L’obiettivo dichiarato è quello di impedire interventi medici “invasivi” senza un’autorizzazione scritta esplicita da parte dei genitori.

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