“Mo’ m’avete dato la targa, l’anno prossimo speriamo che me date l’automobile”. Alvaro Vitali era così. Spontaneo, irriverente, senza troppe censure. Giochi di parole, barzellette pungenti, risatine aspirate e gridolini isterici dopo la battuta. Un comico semplice, con un corpicino ridicolo e sgraziato, un occhio che faceva a pugni con quell’altro. Destinato da subito a fare da spalla, a supportare il capocomico, attraversa la prima metà degli anni settanta a trafficare in parti secondarie. Caratterista per i grandi (Magni, Risi, Sordi, Monicelli, Steno) dopo gli esordi (quattro film, tra cui Amarcord) con Federico Fellini, Vitali è quello che ricordi spesso perché si fa prendere in mezzo, talvolta rispondendo persino per le rime, dal protagonista assoluto delle commedie sexy, Lino Banfi. Alvaro, l’elettricista di Trastevere, che fino a 32 anni vive in casa con la nonna, da Banfi prende ceffoni, sberle, ginocchiate, testate, sputi, ingoia fischietti, si fa asportare il lungo pene. Vitali è un oggetto cinematografico malleabile, gommoso, versatile.
Tra supplenti, insegnanti, liceali, soldatesse, colonnelli, infermiere e poliziotte, in quel frangente ancora senza porno, in bilico tra commedia ed erotismo, dove il buco della serratura per spiare le curve di Nadia Cassini, Edwige Fenech, Barbara Bouchet sotto la doccia è il massimo della perversione voyeuristica degli italiani, Vitali prende il volo, anzi l’aria, diventando nei primi anni ottanta protagonista assoluto nella saga di Pierino. In una delle più celebri sequenze di una manciata di titoli subito popolarissimi – Pierino contro tutti, Pierino medico della SAUB, Pierino colpisce ancora – in una camerata di alunni delle superiori in gita, Pierino/Alvaro in pigiama e baschetto blu con pompon rosso scommette che “con un fiammifero solo” riesce “ad accendere una candela ad un metro di distanza”. Ovviamente il fiammifero acceso viene avvicinato alle sue terga e il peto che conflagra è qualcosa di inequivocabile. La candela si accende in un istante, i compagni di classe applaudono. Vitali è Pierino in tutto e per tutto: adulto bambino tra i ragazzetti arrapati e brufolosi, vegliardo signore che non eccede in altezza quindi si confonde, irrefrenabile discolo che preferisce scollatura e gonna della maestra (Michela Miti) a teoremi, moltiplicazioni e coniugazioni verbali. Pierino è però personaggio esile, che si consuma prestissimo, senza una vera struttura narrativa, senza tensione drammaturgica (le commedie sexy erano in questo spesso bombe ad orologeria).











