Nel giro di pochi giorni, cioè oggi 25 e domani 26 giugno, l’Italia dovrà scegliere se confermare il proprio impegno nella cooperazione sanitaria internazionale o seguire la linea antiscientifica promossa da Trump. È una decisione che incide sulla nostra credibilità e sulla capacità di affrontare sfide globali come le pandemie. La cooperazione è fondamentale: consente di contenere le epidemie, garantire cure eque e promuovere la ricerca condivisa. A breve si terranno i vertici di rifinanziamento di Gavi (Global alliance for vaccine immunization) e del Global Fund, che insieme hanno salvato oltre 80 milioni di vite. Gavi ha vaccinato più di 1,1 miliardi di bambini; il Global Fund ha ridotto del 61% la mortalità per Aids, tubercolosi e malaria. Eppure, l’Italia si è astenuta sul Patto pandemico dell’Organizzazione mondiale della sanità, iniziativa nata da una proposta italiana. Una scelta che ci avvicina a Paesi contrari alla governance multilaterale, rompendo con una lunga tradizione di impegno trasversale.

Nonostante le rassicurazioni del sottosegretario Edmondo Cirielli, che ha ricordato i fondi già stanziati, il governo non ha ancora assunto impegni pubblici né espresso una posizione chiara. Val la pena sottolineare che anche governi di centrodestra hanno sostenuto la salute globale: basti pensare al G8 di Genova del 2001 e all’Advance Market Commitment. È il momento di restare coerenti con quella storia. L’Italia deve sostenere il Patto pandemico, Gavi e il Global Fund: è in gioco la salute di milioni di persone.