Da qualche giorno è visibile, in tutta l’Unione Europea, un piccolo ma significativo cambiamento nel panorama degli smartphone: le nuove etichette energetiche, simili a quelle che da anni ci accompagnano quando acquistiamo lavatrici, frigoriferi o lampadine, sono approdate anche nei negozi di elettronica e sugli store online. Una novità che sulla carta promette maggiore trasparenza per il consumatore e una spinta all’efficienza e alla durabilità dei dispositivi.

Eppure, nel debutto di questa nuova forma di regolazione, uno degli attori principali del settore ha deciso di fare un passo insolito: Apple ha scelto di autodeclassare le proprie valutazioni. I suoi iPhone e iPad risultano - almeno formalmente - meno efficienti e meno resistenti di quanto i dati interni dell’azienda stessa suggerirebbero. Una mossa apparentemente paradossale, che cela però una riflessione profonda sullo stato delle normative europee e sul modo in cui vengono condotti i test.