Tre fatti in cronaca s’intrecciano, disegnano una trama, presentano una storia, rivelano lo spirito del tempo, lo smarrimento di quelli che ti vogliono spiegare il mondo, ma lo manipolano per far quadrare le proprie illusioni con la realtà. Il soggetto sono i progressisti, l’oggetto è la storia. La Gaza Cola. La Coop è una importante organizzazione, gode dei frutti del capitalismo e della libertà, la prima garanzia della libera circolazione delle merci, il fondamento della grande distribuzione. Tra i suoi clienti ci sono milioni di persone che hanno idee politiche diverse, ogni biografia diventa capitale umano, patrimonio immateriale. Anche la storia degli ebrei e degli israeliani ne fa parte.

La decisione di Coop Alleanza 3.0 di non vendere più alcuni prodotti israeliani, mentre sugli scaffali c’è la “Gaza Cola” è un incredibile passo indietro. È con l’esclusione e il boicottaggio di Israele che la Coop onora la tradizione della sinistra? Sono questi i valori dell’impresa? Il caso Fiesole e il Pd. Le feste di partito sono sempre state un appuntamento chiave della politica, un momento di condivisione. Andavo sempre alla Festa dell’Unità, non mancava mai ottimo materiale per un cronista, mi è capitato perfino di farci dei dibattiti. Ma il Pd si è via via chiuso al confronto e sapere che a Fiesole la Festa dell’Unità dopo 73 anni non si farà perché non ci sono volontari non è un buon segno, dice molto sul decadimento della cultura della sinistra.