Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

24 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 22:07

Polemica per alcune foto pubblicate su Instagram da una studentessa dell’Università di Trento, che fa parte del Consiglio studentesco dell’ateneo, con indosso una maglietta con la stella a 5 punte, simbolo delle Brigate Rosse. La denuncia è del deputato e coordinatore regionale per il Trentino Alto Adige di FdI, Alessandro Urzì, che ha portato il caso in Parlamento chiedendo provvedimenti all’Università. La studentessa “si è mostrata indossando magliette che mostrano la sigla delle Brigate Rosse, la stella a cinque punte odiosamente utilizzata come marchio per omicidi e attentati, ma come se non bastasse anche l’immagine della Renault 4 r ossa che richiama l’omicidio del presidente Aldo Moro, ma ancora una pistola, un piede di porco, un passamontagna e addirittura l’immagine stilizzata di uno schermo tv in cui è ritratto il profilo dell’ostaggio prima della esecuzione”.

La studentessa ha incontrato il rettore Flavio Deflorian: “Quello che abbiamo visto sui social non è accettabile, per di più da una persona che ricopre un ruolo istituzionale, e non è in linea con i valori della nostra università”. In serata le scuse: “Non ho mai inteso fare apologia o anche solo satira sulle Brigate Rosse o sugli anni di piombo; condanno con forza ogni forma di estremismo e di violenza politica, da qualunque parte provenga. Non faccio parte di nessun movimento radicale o estremo, anzi, collaboro da sempre con un’associazione studentesca che si riconosce fieramente nei valori democratici. In queste ore ho ricevuto la fiducia e la solidarietà delle associazioni studentesche che compongono il Consiglio che presiedo. Li ringrazio. Ma questo non toglie che io debba assumermi la piena responsabilità del mio gesto. Ho sbagliato. Profondamente. E chiedo scusa”.