Il mese scorso, in mezzo al devastante aumento delle violenze tra India e Pakistan, le autorità distrettuali del territorio indiano di Jammu e Kashmir hanno vietato l'uso delle reti private virtuali (vpn) per due mesi. Stando alle ricostruzioni, diverse persone sono state arrestate e rischiano fino a un anno di carcere perché avrebbero utilizzato questi strumenti per accedere a contenuti censurati. La misura, che le autorità hanno definito necessaria per la sicurezza pubblica e nazionale, è stata accompagnata dal geo-blocking imposto dal governo centrale ai siti di informazione e agli account dei giornalisti sui social media.Questi allarmanti sviluppi in India non sono un caso isolato. Gli strumenti anticensura, come le vpn, schermano il traffico internet consentendo alle persone di eludere la censura repressiva, di accedere a informazioni indipendenti e di comunicare con persone al di là delle frontiere. Ma sono proprio queste caratteristiche ad averli fatti finire nel mirino dei governi, secondo un nuovo rapporto intitolato Tunnel Vision: Anti-Censorship Tools, End-to-End Encryption and the Fight for a Free and Open Internet, firmato tra gli altri dagli autori di questo articolo.Controllare la narrazioneIl metodo più diretto utilizzato dai governi per limitare le vpn è il blocco, una tattica che abbiamo identificato in almeno 21 paesi a livello globale. Questa forma di censura tecnica spesso coincide con proteste, elezioni, conflitti o altri momenti politici e funge da moltiplicatore per la repressione digitale. Dopo aver lanciato un colpo di stato nel 2021, l'esercito del Myanmar ha limitato drasticamente l'accesso dei telefoni a siti web e piattaforme, con l'eccezione di un elenco pre-approvato composto da poco più di mille siti, perlopiù bancari e finanziari. Le vpn hanno rappresentato un'ancora di salvezza per accedere a notizie indipendenti e collegarsi con amici e familiari. Ma nel 2024, i militari hanno interrotto questa connessione fondamentale all'internet libero e aperto bloccando le vpn più importanti con un nuovo e avanzato sistema di censura.I governi stanno anche criminalizzando l'uso delle vpn, introducendo regole stringenti che minano la loro capacità di operare e costringendo gli app store a rimuoverle. In Russia, il governo ha affiancato ai blocchi delle vpn una serie di leggi che ne limitano l'uso. Poco prima delle elezioni lampo del 2024, in cui Vladimir Putin si è assicurato il quinto mandato da presidente, una nuova norma ha criminalizzato l'uso e la pubblicità delle vpn vietate. Nello stesso anno, l'autorità di regolamentazione del paese ha ordinato ad Apple di rimuovere 98 vpn dal suo app store. Oltre a limitare l'accesso agli strumenti più mainstream e incentrati sulla privacy, le autorità russe hanno anche promosso le proprie alternative: investendo 14 miliardi di rubli (pari a poco più di 150 milioni euro, per lo sviluppo della tecnologia) e pubblicizzando poi ai cittadini russi le loro vpn preferite, di bassa qualità e approvate dallo stato.Non solo pratiche autoritarieAnche le democrazie stanno iniziando a intensificare gli obblighi di legge legati alle tecnologie anticensura. A febbraio, il governo italiano ha incluso le vpn all'interno di Piracy Shield. In base alle modifiche, i provider di reti virtuali private sono ora tenuti a bloccare i siti che trasmettono illegalmente materiale protetto da diritti d'autore entro 30 minuti, un lasso di tempo estremamente breve che aumenta il rischio che i contenuti leciti diventino un danno collaterale.Affrontare in modo legittimo il problema dei contenuti che violano il copyright è importante e necessario. Ma le autorità possono farlo senza compromettere l'accesso dei cittadini a un prodotto che li tutela dalla sorveglianza governativa e aziendale, e senza creare un pericoloso precedente che i regimi autoritari possono sfruttare per legittimare la propria censura. Le forze dell'ordine hanno a disposizione misure più appropriate per contrastare i reati online. Nel febbraio 2025, per esempio, Australia, Regno Unito e Stati Uniti hanno sanzionato il servizio di hosting Zservers, che ha sede in Russia ed è stato responsabile, tra le altre cose, di operazioni ransomware che hanno raccolto milioni di dollari a livello globale.Una luce in fondo al tunnelC'è una buona notizia. L'aumento di queste pratiche oppressive ha spinto la società civile e il settore privato a innovare. I dissidenti russi hanno lanciato Vpn generator, che offrendo vpn su piccola scala utilizzabili solo da 250 persone rende più complicato per i regimi autoritari tenere il passo degli strumenti da bloccare. Mozilla ha incorporato un'estensione vpn nel suo browser, Firefox, facilitando un utilizzo fluido della tecnologia e aumentando così la capacità di resistere alla censura.Tuttavia gli sforzi per rafforzare la resilienza digitale a livello globale necessitano di un sostegno più ampio da parte dei governi, che si può concretizzare nel rispetto degli impegni presi nel quadro del Global digital compact o nella Dichiarazione sul futuro di internet. A livello nazionale, le democrazie dovrebbero astenersi dal bloccare, criminalizzare o imporre restrizioni all'accesso agli strumenti anticensura. Le leggi che impongono alle vpn di raccogliere i dati personali delle persone, limitare i contenuti protetti dagli standard internazionali sui diritti umani o imporre altri proibitivi requisiti operativi compromettono i vantaggi offerti da questi strumenti in termini di privacy, libertà di espressione e sicurezza. Sul piano internazionale, le democrazie possono integrare le tutele degli strumenti anticensura nei loro programmi di assistenza all'estero e sostenerli nelle strategie di diplomazia informatica. Questi sforzi includono la facilitazione del dialogo con i governi che limitano questi strumenti nelle occasioni di dialogo bilaterale e negli organismi multilaterali come le Nazioni Unite.Ma anche il settore privato può fare di più. I fornitori di vpn dovrebbero incorporare standard di privacy-by-design nei loro strumenti, per esempio adottando un modello open source, raccogliendo solo i dati personali minimi e pubblicando valutazioni di sicurezza condotte in modo indipendente. Dovrebbero inoltre investire nella traduzione dei loro servizi e collaborare con i gruppi della società civile e gli utenti locali nella progettazione di prodotti e politiche. Tutto questo contribuirà a rafforzare l'accessibilità delle vpn e la fiducia dei cittadini nella sicurezza di questi strumenti. Anche le aziende dell'ecosistema internet possono integrare i tool anticensura nei loro prodotti e sostenerne l'accessibilità fornendo tariffe scontate o crediti.L'internet libero e aperto ha portato immensi benefici economici, sociali e politici alle persone di tutto il mondo. L'accesso alle vpn ha contribuito a “liberare” questi vantaggi. Proteggere la possibilità di utilizzare questa tecnologia è un passo essenziale per far progredire le libertà che l'internet aperto rende possibili.Allie Funk è Research Director for Technology and Democracy presso Freedom House. Patryk Pawlak è professore presso il Robert Schuman Centre for Advanced Studies e direttore del progetto Global Initiative on the Future of the Internet presso lo European University Institute. Hanno firmato, insieme ai loro colleghi, il rapporto Tunnel Vision: Anti-Censorship Tools, End-to-End Encryption and the Fight for a Free and Open Internet.
I governi che prendono di mira le vpn stanno minacciando la libertà di internet
Le restrizioni alle tecnologie anticensura sono diventate una strategia sempre più comune dei regimi (e non solo): democrazie e settore privato hanno il dovere di invertire la tendenza






