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Il Dipartimento di Stato lancia il portale "anti-censura" con VPN integrata. Washington sfida il Digital Services Act: così gli utenti europei potranno ignorare i divieti di Bruxelles
La libertà sta arrivando. L'informazione è potere. Rivendica il tuo diritto individuale alla libertà di espressione. Preparati.
Sono queste le poche righe che campeggiano sulla home page provvisoria di freedom.gov, il sito web che il Dipartimento di Stato americano si appresta a lanciare online e che ha già suscitato, in particolare in Europa, una certa preoccupazione. Un incipit che da solo, e per quanto stringatissimo, vale quanto più di un trattato di diritto pubblico, una sorta di Dichiarazione dei Diritti Digitali dell’Uomo e del Cittadino, come quella approvata il 26 agosto 1789 dall’Assemblea nazionale francese in piena rivoluzione, ma aggiornata ai giorni nostri segnati dalla prima ondata di una Seconda rivoluzione digitale avviata con l’Intelligenza Artificiale. Il governo degli Stati Uniti ha registrato ufficialmente il dominio web freedom.gov il 12 gennaio del 2026 e stando a quanto riportato dalla Reuters il sito dove essere già pubblicato e presentato in occasione della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco della scorsa settimana, ma alla fine il lancio è stato ritardato.






