La pressione ha funzionato. Alla fine, Jeff Bezos si è dovuto arrendere, cambiando i piani per il suo blindatissimo matrimonio veneziano con Lauren Sánchez. La festa conclusiva di sabato 28 giugno, quella più attesa, non si svolgerà più nella Scuola Grande della Misericordia, ma è stata spostata nel ben più sicuro e controllabile Arsenale, l’antica fabbrica di navi della Serenissima. Una decisione nata per evitare i disagi e i rischi legati alle proteste minacciate dal fronte “No Space for Bezos”, ma anche per motivi di sicurezza legati allo scenario geopolitico, vista la parata di celebrità attese.

Immediata e trionfante la reazione del portavoce del comitato, Tommaso Cacciari: “Questa è una vittoria a tavolino 3-0. Chi se l’aspettava che 4 scappati di casa, come siamo stati definiti, cambiassero l’agenda di uno degli uomini più ricchi del pianeta?”. Cacciari ha rivelato con un velo di sarcasmo che “domenica avevano fatto perfino le prove generali con gli attori al posto degli ospiti”. Ma la ritirata di Bezos non ferma la mobilitazione: “La manifestazione del 28 comunque è confermatissima: la periferia la lasciamo a loro, noi ci prendiamo il centro di Venezia”. Il loro slogan si è anche arricchito di un nuovo messaggio, “No space for War”, per denunciare “il legame tra élite economiche e industria bellica”. La tensione in città è palpabile. Lunedì, attivisti di Greenpeace Italia e del gruppo britannico Everyone Hates Elon hanno srotolato in Piazza San Marco uno striscione gigante di 400 metri quadrati con la scritta: “If you can rent Venice for your wedding, you can pay more tax” (Se puoi affittare Venezia per il tuo matrimonio, allora puoi pagare più tasse). “Bezos incarna un modello economico e sociale che ci sta conducendo verso il collasso“, ha spiegato Simona Abbate di Greenpeace.