Romano Prodi, durante la presentazione del libro “La pace difficile. Diari di un ambasciatore a Mosca” di Giorgio Starace ospitata da Nomisma a Bologna, è intervenuto analizzando i diversi scenari mondiali e i drammatici fronti di guerra di oggi. «Per molti anni tra Europa e la Russia di Putin ci sono stati rapporti di rispetto e di collaborazione. I rapporti hanno iniziato a deteriorarsi a causa del timore dell’allargamento della Nato ai confini della Russia, fino alla drammatica escalation degli ultimi anni con l’invasione dell’Ucraina. Indubbiamente ci sono stati errori da entrambe le parti ma, relativamente all’Europa, hanno pesato le divisioni interne e la decisione di interloquire solo con il paese aggredito. La debolezza della diplomazia in questa fase rischia di alimentare ulteriori tensioni, in primis in Iran, con il rischio di ulteriori sconvolgimenti e di pesanti riflessi sull’economia mondiale. Sarebbe fondamentale attivare una struttura decisionale a livello europeo in grado di superare i limiti delle divisioni interne e delle decisioni all’unanimità», ha detto il prof analizzando la situazione. E ha proseguito con una riflessione sul Medio Oriente dopo l’attacco degli Stati Uniti all’Iran dicendo che «con molta probabilità si aprirà un periodo di terrorismo perché è l’unica arma che ha in mano l’Iran».