La denuncia arriva dagli Stati Uniti, dove ogni anno circa 40.000 persone perdono la vita in incidenti stradali: c’è una grave lacuna nei test di sicurezza dei veicoli. I manichini utilizzati per i crash test sono infatti progettati quasi esclusivamente sulla base del corpo maschile, nonostante le donne corrano un rischio di lesioni significativamente maggiore, del 73% in più, negli incidenti frontali.
L’associazione
Maria Weston Kuhn, sopravvissuta a un incidente quasi fatale nel 2019, ha fondato l’associazione no-profit Drive US Forward per affrontare questa problematica. La sua organizzazione sta spingendo ai membri del Congresso di sostenere il progetto di legge She Drives Act, che obbligherebbe la National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) ad aggiornare gli standard e introdurre un nuovo manichino femminile. Un’azienda del Michigan, Humanetics, ha già sviluppato un modello avanzato, ma i test standard continuano a utilizzare un manichino degli anni ’70 basato su un uomo di corporatura media.
Da sopravvissuta ad attivista
L’attivismo di Maria Weston Kuhn, 25 anni, nasce da un’esperienza traumatica. Durante una vacanza in Irlanda, un incidente frontale ha costretto lei e sua madre a sottoporsi a interventi chirurgici d’urgenza, mentre suo padre e suo fratello, seduti davanti, sono rimasti illesi. “Erano i più vicini al punto di impatto,” ha raccontato Kuhn all’Associated Press. Le sue lesioni, causate dalla cintura di sicurezza che, scivolando dai fianchi, le ha provocato la rottura dell’intestino, hanno sollevato un interrogativo cruciale. La scoperta è arrivata grazie a un articolo di Consumer Reports trovato sul suo letto, lasciatole dalla nonna: i manichini utilizzati dalla NHTSA, risalenti agli anni ’70, sono modellati sul corpo maschile, ignorando le differenze anatomiche che aumentano il rischio per le donne.








