«Quando due persone bisticciano alla cassa per pagare il conto, in realtà stanno litigando per non pagare». Lunghi silenzi, imbarazzo, timore del giudizio altrui: sembra avere un duplice significato l’ironico modo spagnolo di riferirsi al conto di una cena con il termine «dolorosa». Parlando di buon costume, infatti, l’incapacità di gestire lo scontrino finale può generare frustrazione. E peccare in galanteria è un errore che può costare più caro della bottiglia. Ma, dunque, cosa fare (e cosa no) quando, a fine cena, arriva il momento di metter mano al portafoglio? Lo abbiamo chiesto a un esperto, Samuele Briatore, sociologo, presidente e fondatore dell’Accademia Italiana Galateo e Buone Maniere nonché coordinatore del primo corso di formazione in materia all’Università La Sapienza di Roma. Prima di scomodare l’etichetta, però, è bene partire da un dogma: «Chi invita paga sempre e di soldi, a tavola, non si parla mai».
«Non chiamatelo bon ton, ma buone maniere»
Quante volte capita di non sapere come comportarsi al termine di un pranzo di lavoro, di una cena romantica o di una semplice pizza condivisa con gli amici quando arriva il momento di chiedere il conto? È ampiamente diffusa la convinzione che, nel dubbio, «almeno il gesto» di pagare vada fatto. Buone maniere? Non sempre. A seconda del contesto, infatti, anche i gesti più gentili possono essere sintomo di ineleganza, se non di vera e propria maleducazione. E non è necessario trovarsi in situazioni altisonanti o al cospetto di una regina per infrangere, inconsapevolmente, il galateo: «Le buone maniere sono una pratica quotidiana - spiega Briatore -. Diffidate da chi, sui social, improvvisa lezioni di bon ton per conti e contesse: è estetica. Oltre a essere spocchiosi nel far sentire tutti in difetto, questi presunti esperti sorvolano sull’importanza del contesto e su come, l’eleganza, vada ricercata anche nel più semplice bar sotto casa».






