Il gigante è tornato a galla. E con lui, sono risaliti anche i misteri. Ieri mattina, dopo dieci mesi trascorsi a 50 metri di profondità davanti a Porticello, lo scafo del Bayesian ha rotto il pelo dell’acqua. Le due gigantesche gru olandesi lo hanno issato con cautela millimetrica fino alla linea di galleggiamento.

Lì, tra cavi e imbracature, tecnici e idrovore, si è chiusa una delle più complesse operazioni di recupero mai condotte nel Mediterraneo, costata 25 milioni di euro. Il superyacht del miliardario inglese Mike Lynch, il cui naufragio avvenuto nella notte del 19 agosto 2024 (quando nell’area si scatenò una tempesta meteorologica di violenza inaudita) ha provocato sette vittime (Lynch compreso), stazionerà da oggi nel porto di Termini Imerese.

Ma più che fornire risposte, il relitto pare moltiplicare le domande. «Il portellone di poppa è stato ritrovato chiuso e integro». La frase, pronunciata dal procuratore Ambrogio Cartosio, è risuonata come un colpo secco nel cuore dell’inchiesta. Quel portellone, per mesi sospettato di essere la via d’acqua fatale che avrebbe causato l’affondamento, è risultato apparentemente immacolato. E allora? Se la falla non è lì, dove si è aperta la breccia?