De profundis e campane a morto per i vertici internazionali. Ma rigorosamente con foto ricordo, cena e cotillons, come in uso nei funerali jazz di New Orleans. Con questi presupposti, a Evian nel 2026, che G7 verrà? Di quelli recenti che abbiamo visto finora si ricordano solo comunicati imbalsamati e passerelle con panorami mozzafiato, ma il respiro pulsante della funzione politica si è spento. Il G7 - così come gli altri mille vertici - non rappresenta più l’economia del mondo (meno del 30% del Pil globale), non regola i conflitti, non detta l’agenda globale. Nel frattempo, i Brics+ ,dei paesi emergenti, superano il 38% del Pil e continuano ad aggiungere posti a tavola. Il G7 in particolare è diventato come la spirale di Fraser, un’illusione che gira a vuoto. Più che un G7, sembra un GX: X come incognita, variabile impazzita. Perché ignoto è il numero effettivo dei partecipanti (6, poi 7, 8 con la Russia, di nuovo 7, salvo averne uno che arriva a 20), ma soprattutto ignote sono le finalità, evanescenti i metodi, nulli gli esiti. E allora, verso quale geometria stiamo andando? Un G4, con Stati Uniti, Cina, India e - se mai diventerà adulta - un’Unione Europea capace di superare il ruolo di banca multilaterale con bandiera blu? Un G2 USA-Vaticano, con papa Leone XIV, primo pontefice americano della storia, a fare da sponda morale all’impero d’Occidente? O un G1, con il solo Vaticano ad evocare ancora principi e valori in un mondo che ha smarrito entrambi? Oppure, più semplicemente, un G0: la dissoluzione guidata dalle big tech? Nessuna architettura. Nessuna sintesi. Nessuna coesione. Solo la legge del più forte, con giacca, cravatta, hacker, potenza di calcolo e droni.
G7 e Nato, Bisignani: quei vertici con comunicati imbalsamati che segnano il funerale dell'Occidente
De profundis e campane a morto per i vertici internazionali. Ma rigorosamente con foto ricordo, cena e cotillons, come in uso nei funerali jazz di New...









