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Da qualche anno l’amministrazione comunale di Trondheim, una città della Norvegia, ha preso una decisione: tutti i nuovi cimiteri verranno progettati non solo come luogo di riposo per i defunti, ma anche come parchi. Il cimitero di Charlottenlund, costruito nel 2020 a est della città, è già così: la televisione nazionale norvegese racconta che è facile trovarci «gruppi di bambini dell’asilo che passeggiano con piccoli zaini in spalla», «un uomo con un cocker spaniel che pranza su una panchina sotto al sole», «signore con le scarpe da ginnastica sgargianti che corrono a poca distanza dal campo di urne».
L’idea può suonare strana se si è abituati, come molti italiani, a pensare i cimiteri soltanto come posti sacri, tristi se non lugubri, dove mantenere contegno e raccoglimento, e a visitarli soltanto attorno a Ognissanti, o per andare brevemente a salutare i propri cari defunti. Ma, soprattutto all’estero, i cimiteri sono spesso vissuti in modo diverso: come parchi dove correre, sedersi a leggere o darsi appuntamento, come destinazioni da esplorare per la loro storia, architettura, flora e fauna, o semplicemente come un posto silenzioso nel caos della città. E c’è anche un nome per le persone che amano particolarmente esplorarli: sono i tafofili, dal greco antico “taphos” (tomba) e “philia” (amore).






