In un momento cruciale per la vita della comunità accademica salernitana, voglio condividere una riflessione che va oltre l’aspetto procedurale della scelta del Rettore. Si tratta, in realtà, di un appello al senso di responsabilità che ciascuno di noi porta con sé nel momento in cui varca la soglia dell’urna. Votare non è un atto formale.
È un esercizio di libertà e, soprattutto, un’assunzione di responsabilità. Ogni scelta, ogni astensione, ogni rinuncia ha un peso. Delegare ad altri ciò che spetta a ciascuno di noi significa contribuire, consapevolmente o meno, a svuotare la democrazia dall’interno. Il diritto al voto non è un automatismo: è un’eredità che si rinnova ogni volta che lo esercitiamo con consapevolezza.
E come ogni eredità preziosa, se non la custodiamo, si logora. Se non la usiamo, muore. E’ quello che accadendo, da anni, nel nostro Paese, a tutti i livelli della vita politica e istituzionale, nella finta apprensione di chi, scelto, assume il potere. In ambito accademico, dove la ricerca della verità si fonda sul confronto delle idee e sul pluralismo delle voci, l’indifferenza verso la partecipazione è un paradosso pericoloso. Se rinunciamo a scegliere, rinunciamo a orientare. Se ci chiamiamo fuori, diventiamo corresponsabili di ciò che verrà deciso in nostra assenza. Il ruolo del Rettore non è solo simbolico: incarna la visione dell’Università che vogliamo costruire.







