La Commissione Ue ha escluso per «reciprocità» le imprese cinesi dagli appalti pubblici relativi aidispositivi medicisuperiori a 5 milioni di euro. La misura, contenuta nel regolamento (Ue) 2025/1197, pubblicato ieri nella Gazzetta ufficiale Ue, operativa dal 30 giugno, è una risposta diretta e proporzionale alle restrizioni sistemiche nell’accesso degli operatori europei alle gare pubbliche cinesi nel medesimo settore. Il provvedimento rappresenta la prima applicazione del regolamento (Ue) 2022/1031 sull’accesso degli operatori dei Paesi terzi ai mercati degli appalti pubblici dell’Unione - International procurement instrument (Ipi) - e si inserisce nelle misure che modificano in modo sostanziale l’approccio fino a qualche mese fa orientato all’apertura del mercato interno senza ostacoli agli operatori di Paesi terzi.

Cosa regola l’Ipi

L’Ipi, introdotto nel 2022, mira a garantire la reciprocità tra l’Ue e i Paesi terzi che non hanno concluso accordi vincolanti in materia di appalti. Il meccanismo consente alla Commissione di avviare indagini formali se emergono prove di discriminazione e adottare misure correttive della durata massima di cinque anni qualora le consultazioni con il Paese terzo non producano risultati. È quanto accaduto con Pechino: dopo un’indagine aperta il 24 aprile 2024, la Commissione ha accertato ostacoli giuridici e amministrativi, tra cui preferenze obbligatorie per prodotti nazionali, requisiti di trasferimento tecnologico, barriere all’importazione e obiettivi di approvvigionamento interno fissati dal piano made in China 2025. Inoltre, il sistema cinese di acquisti basato su volumi impone ribassi incompatibili con le condizioni operative delle imprese europee. Secondo la relazione finale, l’87% delle gare cinesi nel settore è discriminatorio nei confronti di fornitori Ue.