(di Francesca Chiri) Alla fine dopo mesi di trattative con il ministero dell'Economia Alessandro Giuli ce l'ha fatta: scende l'aliquota dell'Iva sulla transazione ed esportazione di opere d'arte.

L'Italia passa dal 22% al 5% portandosi al livello più basso in Europa e superando Francia e Germania che, una volta capite le intenzioni del governo italiano, si erano affrettate a varare per prime la manovra correttiva, facendo scendere le loro rispettive aliquote al 5,5% e al 7%.

"Missione compiuta" esulta il ministro della Cultura che parla di un "risultato storico" perché "competere ad armi pari per l'Italia significa primeggiare.

L'Italia così torna protagonista del mercato dell'arte".

Non è una questione da poco. Perché, ricorda il ministro citando i dati di Nomisma, mantenere l'aliquota attuale del 22% avrebbe comportato al settore una perdita fino al 28% del fatturato complessivo. E per le piccole gallerie le perdite sarebbero addirittura arrivate ad erodere il 50% del fatturato. Sempre secondo le simulazioni di Nomisma, con le nuove aliquote in un solo triennio il fatturato complessivo generato da gallerie, antiquari e case d'asta crescerebbe fino a raggiungere circa 1,5 miliardi di euro, con un effetto positivo sull'economia italiana stimato fino a 4,2 miliardi di euro.