BELLUNO - La montagna si sgretola sempre più e il fenomeno appare inarrestabile. Sono impressionanti i dati secondo i quali nel territorio della provincia di Belluno risulterebbero censite 5.934 frane, quasi il 60% della cifra dell'intero territorio regionale, dove se ne contano complessivamente 9.476. Le altre provincie venete hanno una superficie montuosa molto minore, e così a Vicenza si contano ad esempio 1.585 movimenti.

«Dopo la tempesta Vaia e con i cambiamenti climatici la montagna è sempre più fragile - spiega il consigliere provinciale con delega alla difesa del suolo Massimo Bortoluzzi - e questo lo viviamo quotidianamente». La colata detritica scesa domenica dall'Antelao sul borgo di Cancia e i distacchi dei giorni scorsi dalla Croda Marcora a San Vito sono solo l'ultimo esempio di un territorio che conta svariate frane che si sono susseguite nel tempo e che gli eventi metereologici improvvisi, almeno in qualche caso, potrebbero risvegliare. «Frane aperte ne abbiamo tante, fra cui una delle più grandi dell'arco alpino che è il Tessina in Alpago - continua Bortoluzzi - ma anche a Lamon, Perarolo, Borgata Giau, Borsoi, Lamon, Villaga, in Comelico, Cadore e Agordino solo per citarne alcune. Ma ce ne sono dappertutto. Nella sola Cortina abbiamo tantissime situazioni complesse dal punto di vista geologico, da considerarsi non attive ma in lento movimento. Una delle frane di cui nessuno si accorge ma che ha fatto delocalizzare una parte dell'abitato è quella di Lamosano, anch'essa in lento movimento e che fessura le case, tanto che molte abitazioni sono state demolite e ricostruite in altro luogo. Abbiamo anche la frana a Limana dove ci sono persone fuori di casa che non possono rientrare. Un altro luogo dove c'è una colata detritica è Villaga di Feltre, ma ce ne sono anche ad Acquabona e Vodo di Cadore».