Divieto di vendere un cucciolo in vetrina come fosse un oggetto. Divieto di mettere al collo di un cane un collare a strozzo. E pure divieto di allevare fratello con sorella, madre con figlio, come se l’amore per gli animali potesse essere ridotto a una sequenza di incroci e profitti. Il Parlamento europeo, con un voto che ha il sapore della svolta – 457 sì, 17 no e 86 astensioni –ha approvato una bozza di legge che promette di cambiare per sempre il rapporto tra umani e animali da compagnia.

Al via la discussione

Quello che si sta delineando non è solo un insieme di norme tecniche, ma un cambio di paradigma culturale. Per la prima volta l’Unione europea introduce standard minimi obbligatori, validi per tutti i ventisette Paesi membri, sulla gestione, la riproduzione, l’adozione e la vendita di cani e gatti. Un passaggio che arriva dopo anni di battaglie di associazioni, veterinari, volontari e cittadini che hanno chiesto a gran voce una maggiore tutela per creature spesso trattate come merce. Il 44% delle famiglie europee vive con un cane o un gatto. Parliamo di milioni di esseri viventi, per un mercato che muove oltre un miliardo di euro l’anno. Ma dietro questi numeri si nasconde spesso un mondo fatto di abusi, traffici illeciti, riproduzioni forzate e cuccioli sottratti troppo presto alle madri. L’Europa ora dice basta e ora si apre la fase negoziale con il Consiglio Ue, per definire il testo definitivo, che una volta approvato entrerà in vigore in tutti gli Stati membri.