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In questi giorni si stanno svolgendo le gare equestri del Royal Ascot, storico evento mondano che la royal family non perderebbe per nulla al mondo. Tutto quello che non sai

La royal family britannica ha sempre avuto due grandi amori, quello per i cani e quello per i cavalli. La predilezione per questi ultimi, in particolare, si è trasformata nell’imperdibile Royal Ascot. Un appuntamento pubblico, mondano, con una storia e delle tradizioni secolari che attirano e affascinano non solo gli appassionati da tutto il mondo di questi splendidi animali, ma anche i curiosi e gli amanti della moda. Il Royal Ascot, infatti, è anche una specie di passerella per i look più eleganti ed eccentrici. Un modo per farsi notare e ricordare. Per capire veramente il significato di questo evento dobbiamo prima ricordare il legame storico e inscindibile tra i suoi protagonisti: i cavalli e la royal family.

Il Royal Ascot non è una semplice gara di cavalli. È la concretizzazione della profonda connessione tra i reali britannici e questi animali che possiamo definire maestosi. Anzi, forse proprio il portamento elegante, regale appunto, dei cavalli potrebbe aver contribuito alla nascita e al rafforzamento di questo legame. In proposito l’Express ha giustamente scritto: “Senza il patronato dei Re d’Inghilterra attraverso i secoli con buona probabilità non avremmo avuto una gara di cavalli regolata e organizzata, o almeno non allo stesso livello di quella che abbiamo oggi”. L’amore dei reali inglesi per i cavalli, infatti, risalirebbe addirittura al Medioevo, quando i monarchi, ha ricordato ancora l’Express, si dilettavano con le “corse di cavalli”. Questo passatempo divenne un evento formale sotto il regno di Enrico VIII (in carica dal 1509 al 1547). Sembra, infatti, che il Re fosse esperto di dressage, ovvero una competizione sportiva di addestramento in cui il cavaliere fa eseguire al cavallo delle figure, degli esercizi. Inoltre Enrico VIII fondò delle scuderie reali per l’allevamento e una scuderia privata a Greenwich con circa 200 cavalli. Proibì l’esportazione di cavalli dall’Inghilterra, ma ne favorì l’importazione.