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L’andazzo è ormai piuttosto consolidato: dove c’è una piazza c’è il Pd, o almeno qualcuno del Pd che ci zompa su, in nome e per conto di Elly Schlein. Basta che ci sia la parola “pace” nel titolo, anche se poi la piattaforma è piuttosto discutibile. E, ogni volta, è la stessa storia: chi va è perché, in fondo, quella piattaforma la condivide; chi non va, i cosiddetti “riformisti”, come nella strofa del Don Raffaè di Fabrizio De André, “si costerna, s’indigna, s’ingegna, poi getta la spugna con gran dignità”. Guai a fare una battaglia politica sulla famosa linea da seguire. Vuoi mettere il rischio: Elly farà le liste, e da quelle parti il riformismo si ferma sulla cadrega un po’ come il Cristo a Eboli.
Accadde così alla manifestazione dei Cinque stelle, per la “pace”, che in verità era contro l’Europa, il riarmo, e pure contro Volodymyr Zelensky reo di non essersi arreso. E piuttosto indulgente su Trump e Putin. Accade ora con la manifestazione di sabato, promossa dalla Rete per il disarmo, la Fondazione Perugia-Assisi, Sbilanciamoci, Greenpeace, Arci, Attac, Trasform, cui hanno aderito però anche parecchi gruppi “pro-pal” che con l’orizzonte dei “due popoli, due Stati” c’entrano assai poco. È il caso dei Giovani Palestinesi d’Italia che considerano il 7 ottobre non come un atto di ingiustificabile terrorismo, ma come l’inizio della “rivoluzione”. Furono proprio queste posizioni a indurre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a vietare loro lo scorso anno una manifestazione, in quanto si profilava come “una più o meno allusiva esaltazione di un eccidio”. Praticamente, le tesi di Hamas, piuttosto note. Chi torna da una vacanza su Marte, le può facilmente trovare in un comunicato di propaganda purissima pubblicato, qualche tempo fa, sul sito di Assopace Palestina, anch’essa tra i partecipanti al corteo di sabato. Lì si rivendica il 7 ottobre “come una risposta normale e un atto difensivo per affrontare tutte le cospirazioni israeliane contro il popolo palestinese e la sua causa”.











