Parola d’ordine: «Lasciamo Luís lavorare» che a noi italiani ricorda gli anni del berlusconismo. Qui siamo però in Portogallo dove il primo ministro Luís Montenegro, leader della coalizione moderata Alleanza democratica, si è insediato alla guida di un governo minoritario di centro-destra (che dispone di 91 voti, lontano dalla maggioranza necessaria di 116) con il via libera dei socialisti e dell’estrema destra di Chega, piazzatasi sorprendentemente al secondo posto nelle elezioni del 18 maggio. Respinta la mozione di sfiducia presentata dai comunisti, eredi del marxista anti-berlingueriano Álvaro Cunhal.