La linea delle coltivazioni che si sposta sempre più a Nord, spinta dalla crisi climatica e dall’aumento delle temperature, cambia anche la geografia delle produzioni tipiche. Così alla lista già lunga di quelle della Sicilia si apprestano ad aggiungersi alcuni prodotti tropicali. Tra questi rientra ormai ufficialmente l’avocado di Sicilia, che con i suoi appena mille ettari di superficie coltivata, concentrati soprattutto sul versante est dell’Etna, è diventata la coltura subtropicale di maggiore interesse economico in Italia. Si tratta di una grande opportunità per la Regione, che tuttavia, nonostante sia tra i principali produttori in Italia, riesce a coprire solo il 5% della domanda nazionale.
Da queste premesse nasce il progetto “Avocado biologico siciliano: superfood per la valorizzazione delle aree ionico-tirreniche”, finanziato con la misura 16.2 del Programma regionale di sviluppo rurale, “Sostegno a progetti pilota e allo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie”, che ha visto insieme il dipartimento Di3A dell’Università di Catania, partner scientifico, otto aziende agricole e una società start up. I risultati del progetto sono stati illustrati all’Università di Catania da Mario D’Amico (direttore del dipartimento Di3A), Antonino Luculano (dirigente dell’Ispettorato provinciale dell’agricoltura di Messina), Aurora Ursino (presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e dottori forestali della provincia di Catania), i responsabili scientifici del progetto, i docenti del Di3A Giancarlo Polizzi e Alberto Continella, Laura Siracusa (dell’Istituto Chimica biomolecolare del Cnr), alla presenza dell’assessore all’Agricoltura, sviluppo rurale e pesca della Regione, Salvatore Barbagallo.







