Alla foce di un fiordo nella contea di Telemark, a Sud di Oslo, svetta un sottile camino d’acciaio che potrebbe svolgere un ruolo centrale nella transizione ecologica del cemento, uno dei materiali più difficili da decarbonizzare. Il camino, alto 100 metri, è nuovo di zecca e serve a intrappolare l’anidride carbonica emessa dallo storico cementificio di Brevik. La CO2 verrà poi compressa e trasportata via nave allo stato liquido in un impianto di stoccaggio intermedio a Øygarden, a Nord di Bergen, prima di essere pompata via tubo e stoccata in via permanente in un deposito geologico individuato a 2600 metri sotto il fondale del Mare del Nord.

Studio di fattibilità per Brescia

Il lancio operativo del progetto Longship CCS - prima filiera industriale completa per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio della CO2 in Europa - è stato celebrato ieri a Brevik, con tutti gli attori principali dell’impresa, a partire dal principe ereditario Haakon di Norvegia, dal ministro norvegese dell’energia Terje Aasland e da Dominik von Achten, Ceo di Heidelberg Materials, proprietaria del cementificio di Brevik, che diventa così il primo al mondo a produrre cemento net zero. Grazie alle competenze acquisite a Brevik, il colosso tedesco del cemento (che controlla anche Italcementi) ha avviato studi di fattibilità per la cattura e lo stoccaggio della CO2 in una dozzina di altri impianti in Europa e Nord America, fra cui anche nella cementeria di Rezzato-Mazzano (Brescia), che potrebbe diventare il primo impianto italiano a produrre cemento net zero. “Siamo in contatto con il governo italiano per realizzare questo progetto, sappiamo che c’è un dibattito in corso sulla cattura della CO2 e speriamo di replicare anche in Italia quello che abbiamo già fatto in Norvegia”, ha confermato van Achten.