«Idiscorsi ascoltati, quasi tutti, li dividerei in due settori: ci sono stati degli interventi minoritari, ma motivati razionalmente e altri, invece, purtroppo la maggioranza, molto ripetitivi e chiaramente contraddistinti da una volontà ostruzionistica. Basti pensare che in uno di questi si diceva addirittura che la nostra riforma era ispirata a Licio Gelli. Argomentazioni, però, che indeboliscono la stessa opposizione». Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, ospite all’edicola de Il Tempo, commenta quanto appena andato in scena nell’Aula del Senato dove si è discusso della separazione delle carriere. (GUARDA LA VIDEO INTERVISTA)

Tra i miglioramenti proposti dalle opposizioni, c’è qualcuno che può essere preso in considerazione?

«Certamente, possono anche essere presi in considerazione per un’eventuale mediazione in sede di legge applicativa».

L’esecutivo, dunque, è disponibile a porre qualche correttivo al testo?

«Parliamo di una riforma chiesta dagli elettori. Era nel nostro programma e ruota attorno alla ricomposizione del Csm, all’istituzione dell’Alta Corte di Giustizia e appunto alla separazione delle carriere. In particolare questa prima parte è stata spiegata decine di volte e consiste nella necessità di rompere il vincolo correntizio, degenerato in forma di potere. Diversi gli interventi in cui si è sentito che la magistratura si doveva autoriformare. E se non è stato capace di farlo da sola, è logico che ci debba pensare il Parlamento».