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Macron e Kallas: "Basta raid su obiettivi non legati al programma nucleare"
Le prove tecniche di trattative stanno fallendo prima ancora di un vero approccio tra i contendenti. E parte di quella diplomazia chiamata a mettere attorno a un tavolo Israele e Iran, rischia di far danni quanto l'elefante in una cristalleria. Il "pachiderma" della situazione ha in questo frangente il nome di Recep Tayyp Erdogan, esperto nelle mediazioni sull'asse Mosca-Kiev, ma assolutamente fuori luogo nell'approccio su Israele, Paese bollato dal sultano come "portatore di brutalità e terrorismo. L'Iran ha il diritto di difendersi dai bombardamenti". Martedì aveva definito il premier Netanyahu "la più grande minaccia per la sicurezza della regione". Parole che hanno scatenato l'ira del ministro degli Esteri di Tel Aviv Gideon Saar: "Quelli di Erdogan sono discorsi incendiari. Parla lui che nutre ambizioni imperialiste in Siria". Saar ha anche rivelato che non ci sono stati "negoziati con il regime iraniano" e che l'operazione israeliana "continuerà fino a quando non verranno raggiunti gli obiettivi". Francia, Regno Unito e Germania, le potenze europee in prima linea sulla questione, rimangono "pronte a negoziare una soluzione diplomatica" con l'Iran. "Per questo Teheran deve ora agire con urgenza, adottando misure verificabili e di rafforzamento della fiducia", dimostrando che "non cerca di ottenere un'arma nucleare", sottolinea il ministro degli Esteri tedesco Wadephul. Ieri, di fatto in simultanea, i tre Paesi hanno convocato i rispettivi Consigli di difesa. E in serata la Reuters ha rivelato che domani a Ginevra i ministri degli Esteri di Germania, Francia, Gran Bretagna e l'Alta rappresentante Ue Kaja Kallas terranno dei colloqui sul nucleare con il ministro degli Esteri iraniano. Il piano sarebbe stato concordato con gli Usa.






