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La storia del giornalista Enzo Tortora, giornalista molto amato dal pubblico: fu calunniato e finì in carcere, diventando un simbolo di ingiustizia

Quella di Enzo Tortora è ritenuta, a volte anche a torto, una storia paradigmatica: quando l’opinione pubblica trova impopolare una condanna, si torna a parlare di questa vicenda. Anche se Tortora, come scrisse Leonardo Sciascia, era una vittima reale di malagiustizia, non sempre tutti coloro che gli vengono accostati lo sono. Anche, se da quando venne ingiustamente arrestato, molte cose sono cambiate: il codice Rocco non c’è più, il peso dei “pentiti” è molto differente, sarebbe deontologicamente inaccettabile ritrarre una persona in manette. Ma chi è stato Enzo Tortora?

“Compianto” è forse l’aggettivo che meglio riassume quanto fosse apprezzato il giornalista e conduttore. Enzo Tortora era al tempo stesso rigoroso, elegante, colto, ma anche nazionalpopolare, accogliente. Classe 1928, Tortora ebbe una formazione classica, musicale, teatrale e giuridica. Entrò nella Rai, all’epoca solo radio, a 23 anni, per poi andare in video nel 1956. La prima trasmissione a cui prese parte si chiamava Primo Applauso e fu seguita da molte altre fino al 1983 - con l’eccezione di due periodi di allontanamento dalla tv pubblica, in cui lavorò per la televisione svizzera o per il giornalismo di carta. Tra le sue trasmissioni più note e amate ci sono sicuramente La Domenica sportiva, Giochi senza frontiere e soprattutto Portobello - ma non disdegnò digressioni con Canzonissima e il Festival di Sanremo.