«Siamo stati tra i pochissimi al mondo ad aver aperto una scuola proprio mentre le scuole chiudevano». Era il dicembre 2020, nel pieno della pandemia da Covid-19, e Nicolò Govoni, con la sua organizzazione Still I Rise, inaugurava a Nairobi, in Kenya, la prima scuola certificata come IB World School (baccalaureato internazionale) all’interno di una baraccopoli. Una scuola di eccellenza, gratuita e rivolta esclusivamente ai bambini e ragazzi rifugiati nei campi profughi del Paese.
Proprio lui che oggi, a 32 anni, è presidente e ceo di un’organizzazione non-profit che ha aperto sei scuole in altrettanti Paesi e nel 2018 è stato candidato a Premio Nobel per la Pace, ma che alle spalle ha un’esperienza scolastica da lui stesso definita «turbolenta». Anzi: «disastrosa».
A cambiarne il destino, dopo due bocciature e un passaggio dal liceo scientifico al linguistico, è stata una professoressa, Nicoletta Fiorani, che ha creduto in lui «quando nemmeno io ci credevo», ricorda. «Mi ha salvato la vita, perché è riuscita a stimolare in me il senso di responsabilità». Quel senso di responsabilità alla base delle scelte che nel 2018 lo hanno portato a fondare – assieme a Giulia Cicoli e Sarah Ruzek – Still I Rise, l’organizzazione non profit che ha l’obiettivo di offrire un’istruzione di livello internazionale ai bambini profughi e vulnerabili di tutto il mondo. Oggi l’associazione conta circa 100 dipendenti e 400 volontari nel mondo e, in questi sette anni di attività, ha coinvolto 70mila bambini nei suoi programmi scolastici, con oltre 150mila ore di lezione. «Se da ragazzo avessi avuto un altro tipo di disagio, forse oggi farei altro. Ma avendo avuto difficoltà nel percorso educativo è su questo che ho deciso di impegnarmi», racconta Govoni.







