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Fino a non molto tempo fa, prendere un treno regionale d’estate in Italia significava prima di tutto cercare un vagone in cui l’aria condizionata funzionasse a dovere. Ogni carrozza sembrava avere un microclima tutto suo, talvolta estremo, e una volta saliti a bordo bisognava trovare in fretta quello più tollerabile prima che tutti i posti venissero occupati.

Nelle giornate più calde le cose potevano andare anche peggio. In alcuni vagoni l’aria condizionata andava in avaria nei momenti di maggiore necessità, proprio perché l’impianto di climatizzazione non riusciva a sostenere il carico. «Ogni volta dovevamo trovare una soluzione originale per riavviare l’impianto», racconta al Post un ex capotreno che preferisce rimanere anonimo. Per trovare un rimedio a questi guasti si ricorreva spesso a procedure artigianali, tramandate nel tempo dai capitreno più anziani, come per esempio aspettare che il treno facesse un lungo tratto in galleria (che permetteva alle carrozze di rinfrescarsi un po’) prima di provare a riaccendere i condizionatori.

Oggi disagi di questo tipo sono molto meno frequenti perché buona parte dei treni regionali è stata sostituita con convogli dotati di sistemi di climatizzazione moderni, simili a quelli dei treni ad alta velocità. Da questo punto di vista il servizio offerto è migliorato parecchio: eppure l’aria condizionata continua a suscitare lamentele di molti viaggiatori, soprattutto per via delle temperature molto basse che raggiungono alcuni punti dei vagoni.