"La prima parola che ho in mente è 'sconforto', ci siamo sentiti una sorta di pedina di scambio per una questione molto più grande di noi.
Il filo conduttore è l'attacco alle istituzioni, non solo nei confronti di Harvard ma anche della ricerca, della medicina, della giustizia, è stato licenziato il capo dei vaccini della Fda, il governatore della banca centrale è sotto attacco ogni giorno come i magistrati e tutto il sistema educativo".
A dirlo è Guglielmo, un giovane italiano che si è laureato appena tre settimane fa in Business Administration ad Harvard, "nel giorno in cui era fissata una udienza sul visto agli studenti stranieri". Il giovane è intervenuto all'incontro 'La svolta illiberale degli Usa', che ha visto, tra gli altri, gli interventi della docente universitaria Maria Pia Abbracchio, dall'ambasciatore Michele Giacomelli e dalla presidente di Azione Elena Bonetti che è anche docente universitaria. "Harvard - ha proseguito Giacomo - è la più vecchia università e preda succulenta di questa strategia. Accusata di antisemitismo, durante gli attacchi terroristici di 2 anni fa e di mancanza di libertà di espressione per chi non è di sinistra, ha visto prima cancellati i fondi di ricerca e le agevolazioni fiscali. Poi è stata cancellata la possibilità di avere studenti internazionali che pagano le rette più alte e quindi sono fonti di guadagno. Noi studenti internazionali siamo piccole pedine in uno scontro ampio e questo è per noi motivo di sconforto di incapacità di poter fare qualcosa".






