È conosciuto come Arazzo di Bayeux, ma in realtà è una tela ricamata. Si è pure ipotizzato che il capolavoro del XI secolo fosse stato commissionato da Odone (Oddone), fratellastro di Guglielmo il Conquistatore, e fatto realizzare dalla regina Matilde, ma guardando nei particolari sarebbe difficile crederlo, e ancor di meno che possa essere stato ricamato dalle monache. Sono proprio i particolari, che spesso sfuggono a migliaia di visitatori ma chissà perché fanno dare di gomito ai turisti italiani con sguardi ammiccanti e risolini soffocati, ad aggiungere dubbi alle origini di una delle più straordinarie testimonianze storico-artistiche di un evento epocale.

La narrazione per immagini e poche didascalie in latino della conquista dell’Inghilterra da parte del duca di Normandia (di qui il nome originario di Telle du conquest) culminata nella battaglia di Hastings contiene un altro aspetto di alcune figure umane nei bordi decorativi inferiori che, pur non passati del tutto inosservati, sono finiti per assurdo in secondo piano, forse per imbarazzo. Un conto sono i cavalli, dotati di evidenti dettagli anatomici - e d’altronde nessuna censura né scandalo ci fu nel 1966 per il cavallo morente (maschio) della Rai firmato dallo scultore Francesco Messina – un conto, invece, i figli di Dio che richiamano spudoratamente il Priapo d’epoca romana. Poiché la tela del racconto non esprime certamente le specialità della casa affrescate nel lupanare di Pompei, alla ricerca di spiegazioni qualche domanda se l’è posta un docente di storia medievale all’Università di Oxford. George Garnett ha elaborato una teoria che parte dalle censite 93 raffigurazioni falliche (88 equine e 5 umane) come chiave di rilettura per attribuire la paternità dei quasi settanta metri di tela di lino ricamata nell’ultima parte del XI secolo e in esposizione al Museo Guillaume le Conquérant di Bayeux. A suo dire questo aspetto escluderebbe la paternità normanna o clerical-ecclesiastica dell’opera. Improbabile che l’arcivescovo Odone, con la sicura forza economica per far realizzare un’opera che mettesse in luce la grandezza sua e della sua gente, potesse ammettere raffigurazioni così esplicite riconducibili o accostabili a lui e alla Chiesa; risulta più verosimile che la tela potesse essere stata commissionata da un anglosassone, ricco e colto, scettico verso la propaganda normanna, estraneo però alle gerarchie ecclesiastiche e non versato neppure nelle cose militari, aspetto comprovabile dagli “errori” che riguardano sia l’aspetto spirituale quanto quello bellico.