Roma, 17 giu. (askanews) – Il ciclismo mondiale celebra un traguardo eccezionale: gli 80 anni di Eddy Merckx, il “Cannibale”. Un nome che non è solo sinonimo di vittorie, ma di un’epoca, di un’intensità agonistica ineguagliabile e di una fame insaziabile che lo ha reso il ciclista più grande di tutti i tempi. Dalla sua nascita a Meensel-Kiezegem in Belgio, al suo dominio incontrastato sulle strade di tutto il mondo, la vita di Merckx è stata un inno alla determinazione e al talento puro.

La carriera di Merckx è un susseguirsi di numeri che sfidano l’immaginazione. Tre Mondiali su strada, cinque Tour de France, cinque Giri d’Italia, una Vuelta a España, sette Milano-Sanremo, cinque Liegi-Bastogne-Liegi, tre Parigi-Roubaix e tre Freccia Vallone. E questi sono solo i successi più eclatanti. Le sue vittorie totali come professionista superano le 500, un record che difficilmente verrà mai eguagliato.

Ciò che distingueva Merckx non era solo la quantità delle sue vittorie, ma il modo in cui le otteneva. Non era un corridore che calcolava, aspettava il momento giusto o si accontentava di un piazzamento. La sua mentalità era votata all’attacco costante, all’annientamento dell’avversario. Partiva all’offensiva da lontano, spesso da solo, trasformando ogni gara in una lotta contro il tempo e contro se stesso. Questa ferocia agonistica gli valse il soprannome di “Cannibale”, coniato dalla moglie di un suo compagno di squadra, e divenne il suo marchio distintivo.