Il primo sito italiano Unesco fu nel 1979 la Valle Camonica grazie alle meraviglie dell’arte rupestre. L’ultimo accolto, nel 2024, è la via Appia Antica, Regina Viarum, che ha consentito all’Italia di raggiungere il numero di 60 siti e di consolidarla prima nella classifica mondiale della World heritage list. La Lombardia, a oggi, è la regione italiana che vanta più siti: ben dieci. Tracce di preistoria, archeologia industriale, arte pittorica, musica, letteratura, tradizioni religiose: ce n’è per tutti i gusti. Dovunque si giri lo sguardo o si metta piede in ciascuna delle dodici province lombarde si trovano testimonianze più o meno consistenti insignite del marchio Unesco.
Nel prestigioso elenco compaiono l’Arte rupestre della Valle Camonica, Santa Maria delle Grazie e il Cenacolo Vinciano, il Villaggio operaio di Crespi d’Adda, i Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, la Ferrovia Retica nel paesaggio dell’Albula e del Bernina, Mantova e Sabbioneta, il Monte San Giorgio, i Siti palafitticoli preistorici dell’arco Alpino, “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere”, “Bergamo e le opere di difesa veneziane”. E non finisce qui. A dare ulteriore lustro ecco cinque Patrimoni immateriali (l’Arte dei muretti a secco, quella della Liuteria, la Transumanza alpina, la Cerca e cavatura del tartufo in Italia e il Tocatì), tre Riserve della biosfera (Riserva di Ticino-Val Grande-Verbano, Riserva della Biosfera “Valle Camonica-Alto Sebino” e Po Grande), individuate nell’ambito del programma MaB, e tre Città Creative (Milano, Bergamo e Como). Le Guide di Repubblica, dirette da Giuseppe Cerasa, con “Lombardia — I tesori dell’Unesco — Itinerari, storie, luoghi del gusto” (disponibile in edicola da oggi a 12 euro più il prezzo del quotidiano e su repubblicabookshop.it/guide; sarà presto anche in libreria e online su Amazon e Ibs), accendono i riflettori proprio su questi siti raccontando in profondità i luoghi in cui si trovano, le persone che coinvolgono e le storie che vi ruotano attorno integrando il tutto con itinerari, approfondimenti e consigli utili per scoprire questi territori anche dal punto di vista enogastronomico e dell’ospitalità. Non mancano testimonianze illustri, da Refik Anadol ad Andrée Ruth Shammah e Alessandra Selmi. Tra loro anche Enrico Cerea, chef tristellato del ristorante Da Vittorio di Brusaporto: «Saremo campanilisti ma Bergamo è bellissima. Siamo felici di sapere che la bellezza racchiusa qui sia diventata un Patrimonio dell’Umanità e siamo altrettanto felici che, nel 2019, sia anche diventata Città Creativa per la gastronomia a dimostrazione che la ricchezza di questo territorio sia un valore da preservare per le generazioni a venire». Il direttore delle Guide di Repubblica, Giuseppe Cerasa, parla così del volume nella sua introduzione «ci siamo posti l’obiettivo di ripercorrere le tappe che hanno portato finora alla collezione di dieci luoghi d’incanto, cinque Patrimoni Immateriali, tre Riserve della Biosfera, tre Città Creative. Un panorama che raccontiamo in queste pagine arricchite da testimonianze d’autore e da infiniti consigli per rendere indimenticabile un’immersione in un mondo che senza l’Unesco avrebbe corso il rischio di essere sottovalutato dalla storia contemporanea».






