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A oggi, solo un’arma è teoricamente in grado di distruggere il sito fortificato di Fordow: la GBU-57, una bomba anti-bunker sviluppata dagli Stati Uniti

Mentre Israele conduce una delle offensive aeree più audaci della sua storia recente contro obiettivi strategici in Iran, emerge con forza un limite strutturale della sua capacità militare: l’impossibilità di colpire efficacemente il cuore sotterraneo del programma nucleare iraniano.

L’impianto di Fordow, scavato a oltre 80 metri di profondità nella roccia delle montagne vicino a Qom, rappresenta l’elemento più protetto e simbolico delle ambizioni atomiche della Repubblica Islamica. Costruito in funzione anti-aerea e progettato per resistere a bombardamenti convenzionali, è diventato l’emblema dell’inaccessibilità tecnica che ne garantisce la sopravvivenza, anche di fronte a una campagna militare su larga scala.