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A Comiso, nel sud-est della Sicilia, c’è un aeroporto dove partono solo due voli alla settimana: uno per Lille al martedì, uno per Parigi Orly al sabato. Negli stessi giorni c’è anche un volo che fa i due percorsi inversi, da Lille e da Parigi a Comiso. La tratta per Parigi è attiva solo da aprile a settembre. Con così pochi voli l’aeroporto non è economicamente sostenibile, oltre a essere quasi inutile.
La situazione attuale è il punto più basso di un declino iniziato alcuni anni fa e ora diventato difficilmente ignorabile: da alcune settimane se ne sta parlando con regolarità sui media locali dopo la denuncia di un sindaco della zona, con reportage che enfatizzano il fatto che l’aeroporto sia semideserto per la maggior parte del tempo, con i dipendenti che hanno ben poco da fare e le attività commerciali che dipendono dal lavoro dell’aeroporto ormai in crisi. Le istituzioni locali stanno cercando con fatica dei rimedi: ora sono stati stanziati fondi per attivare nuove tratte nazionali e internazionali, ma se succederà non sarà prima di diversi mesi.
L’aeroporto di Comiso venne costruito in epoca fascista, ma fu inaugurato come aeroporto civile solo nel 2007 (prima era stato usato per lo più per ragioni militari) e intitolato a Pio La Torre, il parlamentare del partito comunista assassinato dalla mafia nel 1982: fu un’inaugurazione solo formale, perché l’aeroporto non cominciò a funzionare prima del 2013. Ebbe il picco di passeggeri annuali, 437mila, nel 2017, quando c’era un certo ottimismo sul fatto che nel giro di pochi anni si potesse arrivare anche a un milione di passeggeri all’anno.






