Sullo stesso argomento:

a

Il Partito democratico sfila in prima fila al Pride di Roma. Tra Laura Boldrini e Roberto Gualtieri c’è anche Alessandro Zan, riapparso dopo la "fuga" a Washington proprio mentre in Italia si votava per il referendum flop di Landini. Ed è proprio l’eurodeputato paladino dei diritti gay a spiegare cosa sta accadendo: «Questo è un Pride sempre più politico perché c’è una destra, da Trump a Orban fino al governo di Giorgia Meloni, che ha come bersaglio preferito proprio le persone Lgbtqia+». Detto fatto, ecco lì accanto un carro che mostra questa politicizzazione, come la chiama Zan: Donald Trump, Elon Musk, Benjamin Netanyahu e J.K. Rowling a testa in giù. D’altronde, i fascisti facevano quella fine. Poco lontano il simbolo di questo corteo romano: la riproduzione di un grande missile israeliano cavalcato dalla madrina della manifestazione, una Rose Villain scatenata che sventola la bandiera palestinese. E un gigantesco striscione che recita: «Free Palestine, condanniamo il genocidio e i suoi sponsor».

Luxuria attacca Meloni: "Amica dei bulli". Poi il ritornello sul fascismo

Gli sponsor sarebbero proprio quei leader appesi al contrario, tra cui si è ritrovata anche l’autrice di Harry Potter rea di aver brindato a una sentenza della Suprema corte britannica che ha negato lo status di donne ai trans. Dura la reazione della Lega: «Esporre sagome a testa in giù di Netanyahu, Trump, Musk, J.K. Rowling come successo durante il Roma Pride è un’azione disgustosa, violenta e codarda: molto facile prendersela con politici, imprenditori o scrittori del mondo libero piuttosto che con i tagliagole islamici o con i terroristi di Hamas. Come è molto facile scendere in piazza per rivendicare l’orgoglio omosessuale a Roma, anziché in qualche Paese musulmano compresa la Palestina tanto di moda nei cortei arcobaleno». In questo scenario non poteva non saltare all’occhio il carro della comunità Lgbt ebraica del Keshet Europe con la scritta in inglese «smettere di costringere gli omosessuali e gli ebrei a essere invisibili». Nessuno probabilmente ha informato gli organizzatori del Pride filo Gaza che Israele è l’unico Paese e democrazia in Medio Oriente dove i gay sono liberi di dichiararsi tali. Ma poco importa.