di

Marco Demarco

Bar, ristoranti e negozi troppo «invadenti». La decisione del sindaco con paletti e sanzioni

È una lunga storia. Cominciata col mito greco delle sirene adescatrici e finita, a quanto pare, nella nuda cronaca di un pressing mercantile non più sopportabile. Multe ai commercianti e ai procacciatori da marciapiede che infastidiscono gli Ulisse del tempo dei social, molto meno attrezzati a resistere alle tentazioni. A Capri, questa è la novità. Non sarà la prima conseguenza, ma certo ora bisognerà aggiornare anche il piccolo dizionario di «capriologia potenziale» di Maria Sebregondi, inserito in Capri a contrainte. Ovvero, e mai titolo fu più azzeccato, in una raccolta di versi «sotto vincolo».

L'inesorabile declinoSe già esiste il capriòca, «vivace ballo popolare brasiliano-caprese caratterizzato da starnazzanti capriole», e se c’è il caprillon, «marchingegno capace di produrre motivi musicali con fettucce metalliche agitate dalla brezza marina», non può più bastare la voce scapricollarsi a dare l’idea dell’agitarsi estivo che a ritmo forsennato sta attanagliando l’isola. Ora serve un nuovo lemma per descrivere la pessima abitudine che il sindaco Paolo Falco ha deciso di sanzionare. Si dirà Capri-gravezza? È una proposta. Del resto c’è poco da inventar parole: si tratta di definire l’inesorabile declino di quella che una volta era un’ospitalità leggera e leggendaria e ora è invece un disarmante adeguarsi ai tempi. Dalla leggerezza degli anni Sessanta, dalle semplici strisce di cuoio ai piedi di Jacqueline Kennedy e di Brigitte Bardot, alla pesantezza degli schiamazzi odierni, alle tarantelle «starnazzanti» sui tavoli delle locande e agli spritz al limoncello da rifilare ad ogni costo (in senso letterale, a caro prezzo).