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Samia Suluhu Hassan divenne presidente della Tanzania nel 2021, la prima donna a ricoprire questo ruolo nella storia del paese, dopo la morte improvvisa del suo predecessore, John Magufuli. Allora c’erano grande aspettative su di lei, perché ci si aspettava che volesse e potesse rendere la Tanzania più democratica: nei primi mesi del suo mandato fu così, perché annullò alcune delle misure illiberali imposte da Magufuli e promise nuove riforme. Ora però le cose sono cambiate.
Da circa un anno il suo governo ha iniziato ad assomigliare a quello precedente: molti oppositori politici e attivisti per i diritti umani sono stati incarcerati e torturati, alcuni sono scomparsi e altri sono stati uccisi, e i loro corpi ritrovati con evidenti segni di pestaggio. A metà aprile del 2025 il principale partito dell’opposizione, Chadema, è stato escluso dalle elezioni presidenziali e parlamentari che si terranno il prossimo ottobre. Hassan vuole essere sicura di vincere.
Hassan ha 65 anni ed è una esponente del Chama Cha Mapinduzi (Partito della Rivoluzione), il partito che governa la Tanzania da cinquant’anni. Per buona parte della sua carriera è stata vista come una politica riformatrice e sostenitrice delle misure per garantire il rispetto dei diritti umani nel suo paese.






