Una conversazione civile in tv, anche accesa e polarizzata, ma non urlata, senza prevaricazioni né insulti è possibile, nonostante i tanti cattivi esempi presenti sul piccolo schermo e sui social: lo dimostra Dilemmi, il programma condotto da Gianrico Carofiglio, giunto alla quarta edizione, che da domenica 15 giugno tornerà in onda su Rai3 alle 23.15.

"Le regole sono sempre le stesse e le diciamo fin dall'inizio: vietato attaccare la persona che si ha di fronte e manipolare gli argomenti altrui, mentre è obbligatorio fornire l'onere della prova. Va detto però che nessuno finora le ha mai violate", spiega all'ANSA Carofiglio, che in ognuna delle sei puntate affronterà un dilemma etico, civile, politico o sociale attraverso il dibattito tra due ospiti dalle opinioni opposte.

Nella prima puntata il nodo da sciogliere è tutto nella domanda "Quali sono i limiti della protesta?": a discutere su come equilibrare i diritti di chi manifesta con le responsabilità verso la comunità saranno Marco Cappato, fondatore e co-presidente di Eumans, e Pietro Senaldi, condirettore di Libero. "Il dibattito su libertà e autorità tra Cappato e Senaldi è stato civilissimo e ricco di contenuti", afferma il conduttore, tra i più apprezzati scrittori italiani. Questo format basato sui toni civili, senza sceneggiate ad uso televisivo, con due personaggi che non devono vincere nessuna battaglia ma solo esporre le proprie riflessioni, funziona ma è ancora una mosca bianca nel panorama televisivo, per non parlare di ciò che accade sui social, dove imperano estremismo, polarizzazione e tifo da stadio. "Dilemmi nasce proprio dalla constatazione che la modalità del dibattito che c'è in giro resta violenta. Alcune puntate, su questioni particolarmente divisive, hanno avuto discussioni molto sì polarizzate ma sempre civili", sottolinea. Lei come affronta e risolve i suoi dilemmi? "Io non ne risolvo nessuno, l'approccio corretto è guardarli da diverse angolazioni, cercare di riprodurre in se stessi la pluralità di punti di vista di un dibattito tra più persone, che non significa condividerli ma percepire in maniera più articolata la realtà o la complessità di un problema", spiega.