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Le istituzioni sportive sono rimaste a lungo in una posizione ambigua rispetto alla possibilità di escludere atlete e atleti israeliani dalle competizioni internazionali, a differenza di quello che era successo a partire dal 2022 dopo l’invasione della Russia in Ucraina. Dopo venti mesi di attacchi israeliani nella Striscia di Gaza però anche nello sport l’atteggiamento verso Israele sta cambiando, come nel resto della politica internazionale.

A fine maggio il commissario per lo Sport dell’Unione Europea, Glenn Micallef, ha preso per la prima volta una posizione netta sull’argomento. Rispondendo a una domanda di Politico sull’eventualità di sanzioni sportive a Israele per la guerra a Gaza, Micallef ha detto che non ci dovrebbe essere «nessuno spazio» nelle competizioni per «coloro che non condividono i nostri valori».

Anche se non ha menzionato direttamente Israele, era la prima volta che un politico europeo di primo piano parlava pubblicamente della possibilità di sanzionare le federazioni sportive israeliane. Micallef ha precisato che le istituzioni sportive sono autonome nelle proprie decisioni, ma che i rappresentanti dell’Unione Europea hanno «il dovere e la responsabilità» di esprimersi sul tema.