Il senso di rifare Dragon Trainer, un film animato di 15 anni fa, con attori e scenografie dal vero, e di rifarlo uguale, scena per scena, è solo economico. È una maniera di riproporre una storia che aveva funzionato a beneficio di un pubblico che 15 anni fa o non c’era o non poteva averlo visto in sala. Qualcosa di confortevole, qualcosa di comprovato successo, qualcosa di popolare, con un vago twist di novità portato dall’avere degli attori. È la prima operazione di questo tipo che fa la DreamWorks, seguendo le mille altre fatte da Disney, che negli anni ha avuto modo di sperimentare sia i live action completamente diversi dagli originali (Dumbo, Alice in Wonderland, Maleficent), sia quelli copiati scena per scena (Il re leone). Addirittura, in questo caso, il regista è lo stesso del film animato!
Quindi assodato che il senso dell’operazione è tutto economico, agli spettatori di Dragon Trainer versione 2025 cosa rimane? Non solo una versione calco, perché nel mondo è cambiato tutto e i film ne risentono. Per esempio è cambiato il modo in cui si va al cinema. I film per poter incassare devono proporsi come eventi e devono essere grossi, cioè spettacolari e lunghi, perché devono essere l’opposto dell’intrattenimento mordi e fuggi casalingo. E quindi questo film è sia uguale scena per scena all’originale sia più lungo di ben 25 minuti rispetto a quello. Non ci sono scene in più, è solo più lento. Stiamo di più con i personaggi in ogni scena, il montaggio è meno serrato e il film si prende il suo tempo per ogni cosa. Che non è il massimo.










