Ealla fine è successo. Il rombo dei V8 a benzina, quel suono che è un mezzo latrato e che sa di Route 66 e di film con inseguimenti polverosi, è stato ufficialmente consacrato come il canto della libertà americana. Donald Trump, con la sua penna d’oro e il suo sorriso da venditore di sogni, ha annunciato che salverà l’industria automobilistica statunitense dalla “distruzione”. E per distruzione, si intende, ovviamente, quel futuro elettrico, silenzioso e – orrore per lui – verde, che la California di Gavin Newsom aveva osato immaginare.
La firma è in arrivo, dicono dalla Casa Bianca. Una risoluzione del Congresso, approvata a maggio, cancellerà il sogno californiano di bandire i veicoli termici dal 2035. La California, che da mezzo secolo si permette il lusso di essere più virtuosa del resto d’America, con le sue leggi ambientali severe e le sue flotte di Tesla che sfrecciano tra Silicon Valley e Los Angeles, non detta più legge. Non da sola, almeno. Il tycoon, che del clima è scettico come un cowboy delle previsioni del tempo, ha fatto campagna promettendo di “trivellare, trivellare, trivellare”. Più petrolio, più gas, più America. E meno auto elettriche, che per Trump devono sembrare un’invenzione di qualche intellettuale radical chic con la puzza sotto il naso.








