Endemica e paludosa, così si presentava la striscia di terra che costeggia il mar Tirreno alle porte di Roma, la terra che chiamiamo Maccarese. “Prima del marzo 1925 apparteneva al principe Rospigliosi – racconta Claudio Destro, amministratore della Maccarese S.p.A. Società Agricola Benefit - Nonostante i tentativi di bonifica era una palude, si moriva di malaria”. Lo Stato non ammetteva che vicino alla Capitale ci fosse una zona depressa, acquitrinosa ed endemica: “Il 20 marzo veniva fondata la Maccarese Società Anomima di Bonifica, e grazie allo slancio impresso si diede seguito alle opere iniziate dal Principe. Nel 1932 venne Mussolini a inaugurare l’idrovora, la bonifica era terminata”.

Pochi anni prima, il dissesto economico in tutto il mondo aveva sancito la fine della proprietà terriera come bene rifugio, non si prospettavano anni facili: “E’ stato un momento critico – prosegue Destro – servì una ricapitalizzazione della società. Anche la riforma agraria, con la quale si volevano togliere i terreni ai grandi proprietari terrieri, portando alla liquidazione dei mezzadri e dei fittavoli”. Fu tra il ‘33 e il ‘34 che alcune terre vennero affidate con il metodo della mezzadria alle famiglie di lavoratori arrivate dal Veneto, dal ravennate e dalla Lombardia.